CONTEMPORARY FOSSILS

I fossili per come li conosciamo sono i resti, integri o parziali, di organismi animali o vegetali vissuti in epoche geologiche passate, che si sono conservati fino al giorno d’oggi all’interno delle rocce sedimentarie. Il termine fossile viene usato per indicare resti animali (ossa, denti, uova, conchiglie), resti vegetali (foglie, tronchi), tracce dell’attività degli organismi stessi (orme e tane), gli escrementi (coproliti). Questi organismi non sono stati distrutti completamente dal tempo grazie ai processi di fossilizzazione. Il ciclo di sculture “Contemporary Fossils” analizza ciò che oggi può essere considerato “fossile”, manufatti di origine industriale. Nel primo decennio di questo secolo, abbiamo realizzato più plastica di tutta la plastica nella storia fino

all’anno 2000. E ogni anno, miliardi di chili di plastica in più finiscono negli oceani del mondo, plastica che non farà parte del ciclo di fossilizzazione naturale perché costituita da materiale organico come polimeri puri o miscelati con additivi o cariche varie per migliorare le prestazioni e la durata vitale, purtroppo i polimeri più comuni sono prodotti a partire da sostanze derivate dal petrolio. Per questo motivo tutta questa plastica resterà quasi intatta su questo pianeta, deteriorandosi in minima parte a causa di agenti atmosferici o dal sale marino, aumentato così il loro potere inquinante. Le Contemporary Fossils sono sculture che trasformano oggetti che inquinano gli oceani in paradossali opere che rispecchiano la società contemporanea, destinate a

perdurare per centinaia e centinai di anni. Sono lo specchio nero, la cartina tornasole che dimostra come l’homo sapiens non sia riuscito a fare tesoro del passato. L’uomo dell’antichità viveva in relazione con la natura e la sua vita risultava molto più dipendente dalla stessa. Gli uomini vedevano la potenza di certi fenomeni naturali e ritenevano che tali potenze avessero come gli esseri umani un’anima. Diversamente dalla nostra società che ha fatto del cambiamento e dell’evoluzione il suo fondamento, nell’antichità mantenere o ristabilire l’ordine sembrava la preoccupazione principale, l’alternarsi delle stagioni, dei cicli naturali, era qualcosa di fondamentale, la garanzia di vita e benessere per l’umanità.

Il dettare leggi antinquinamento, oggi, per curare malanni accumulati in decenni, mentre nuove forme inquinanti si fanno già strada, forse più pericolose delle precedenti, corrisponde all’atteggiamento di chi vuole usare un’aspirina per curare un arto già in cancrena, ma che in definitiva senza voler risolvere veramente il problema alla radice. L’economia nasce come strumento dell’uomo, al servizio della sua vita, delle sue costruzioni, e tale sarebbe dovuta o dovrebbe iniziare ad essere. Negando questa realtà si rinuncia a costruire civiltà ad effettivo benessere, inteso nell’equilibrio materiale-spirituale: si va contro l’uomo. E con l’economia, anche la tecnologia, lo sfruttamento energetico, lo sviluppo industriale, devono essere considerati e valutati sempre ed esclusivamente quale «mezzo» a disposizione dell’uomo, ad esso subordinati e mai quale «fine». Il discorso quindi si amplia, obbligatoriamente, e deve riferirsi a

concezioni ideologiche e valori di partenza. Affermare questo significa anche riconoscere, della crisi che attanaglia il mondo moderno, l’aspetto essenziale e pregnante: crisi dell’uomo, esistenziale, di valori, di rapporti sociali, di idee, di cultura, di creatività, del suo rapporto con la natura. Crisi espressa in maniera latente, irrazionale, passiva, da enormi masse di automi frustrati. La mancanza di valori etico-spirituali ci condanna ad una ricerca edonistica crescente. Si è passati da modelli stabili (eroi, religiosi, politici) a modelli rapidamente sostituibili (attori, cantanti, calciatori) sempre facilmente controllabili dalle centrali del denaro. Tutto viene risolto nella dialettica ogni aspetto della vita che dolore può provocare, va evitato, ignorato. In una vita dedicata al piacere è un non senso soffermarsi su qualcosa che può comportare sacrificio, privazione, sofferenza. Occorre divertirsi. Sempre. Di fronte ai problemi non è l’individuo che

deve preoccuparsi, ma ci si affida, con messianica fiducia, al «sistema» che tutto può e deve risolvere. Divertirsi, non pensarci. Al di là di ogni previsione prende corpo una umanità opulenta che, posta innanzi ad una tavola riccamente imbandita, scatena la propria ingordigia senza più pudori, controlli, limiti. Nasce e cresce in macroscopiche dimensioni una società-struzzo che si agita, si arricchisce, spende, consuma, inquina. La produzione del bene di consumo deve essere necessariamente economica e quantitativa e ogni anno, miliardi di chili di plastica in più finiscono negli oceani del mondo. Gli studi stimano che ci siano 15-51 miliardi di pezzi di plastica negli oceani del mondo – dall’equatore ai poli, dalle calotte glaciali artiche al fondo del mare. Non un miglio quadrato di oceano di superficie in nessun luogo sulla terra è privo di inquinamento plastico.

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